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The Union Freego, o TUF per i
più audaci (da pronunciarsi tuf, proprio come si legge,
aggiungendo una certa enfasi dettata dalla monosillabicità
del termine stesso) dal gennaio 2005 sono:
R. 1978, chitarra
e voce, acustico, alto, magro, folk, padre
M. 1981, basso maestro, studi scientifici, menefreghista,
pessimista
L. 1981, batteria, martellante, piacente, gioviale,
laureato
Sidemen:
| Moses, 1986,
lungo calmo, riflessivo, on-off |
| Marco Franzoni,
1977,
chitarrista, tastierista, fonico, orecchio imparziale |
Tutti e 3 i componenti stabili dei
TUF provengono dalla provincia dell'impero, immersa nelle verdi
valli del nord Italia, lontani dalle luci della città, in
un ambiente ricco di prati, montagne, industrie, bar, mucche (in
costante diminuzione) e mezzi pesanti sulle scarsamente dotate
strade locali. Esiste forse un posto migliore per creare musica?
Forse sì, ma i 3 non si danno certo per vinti, rifiutando
d'accollare tutte le colpe a madre natura e adattandosi al poco
che il paese natio offre. La fin qui breve esperienza ha dimostrato
che alla base dei TUF esiste una componente melodica che imprime
a forza il suo marchio nella loro musica.
”Greetings from the NE”, il loro primo
lavoro, è prima di tutto una cartolina di saluti e d'auguri,
imbucata direttamente dal luogo del concepimento (Padova) dove i
TUF si sono rinchiusi per due giorni nel tentativo di cavare qualcosa
dai mesi di prove e live. Grazie all'aiuto di Giulio Favero (già
chitarrista di One Dimensional Man) il risultato è una foto
in bianco e nero, che raffigura quattro canzoni, divise in gruppi
da due, perfettamente simmetrici. Da un lato le atmosfere acustiche
di "Something's Wrong" e "Red Hot Summer Weekends",
dall'altro il suono elettrico ed elettrificato di "Judo"
e "Jesus & Judah". Le liriche non fanno che confermare
l'aspetto contautorale della loro musica,
raccontando di storie a volte surreali (Jesus Christ is driving
a car, heading for nowhere....) a volte autenticamente biografiche
(Such a long time ago I cannot even remember.....) allontanandosi
dalle ricercatezze astratte tipiche del panorama indie-rock (mio
dio cosa ho detto.....). La piccola corazzata dei TUF naviga leggere
nelle acque torbide del panorama musicale italiano, rimanendo a
debita distanza dai porti sicuri delle "scene", rivendicando
una propria identità indipendente e autosufficiente.
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