| Rockit.it, Greetings from the
NE |
Il bello della vita è che se
sei di Bergamo non devi per forza passare i tuoi giorni a rimpinzarti
di polenta con gli osei. Puoi evadere, lasciare il natio borgo selvaggio
e scoprire mondi nuovi. Fino a farti un giro (che importa se solo
virtuale) nel nord-America alla ricerca delle proprie radici musicali.
E rifugiarsi poi nel nord-est della penisola e spedire una cartolina
di saluti.
È da Padova, con l'aiuto di Giulio Favero degli One Dimensional
Man, che i The Union Freego hanno registrato "Greetings from
the NE", quella che essi stessi definiscono come la loro cartolina
in bianco e nero. Che non fa altro che rappresentare paesaggi di un'America
polverosa, stretta d'assedio tra il sogno di una frontiera agonizzante
e il terrore di una perdita dell'innocenza ormai conclamata. Per questo
il suono dei TUF è sghembo e non rassicurante: non ha i muscoli
del Boss ma la fiera fragilità dell'indie-rock, mutuato dai
Pearl Jam e dai Palace.
E' un disco diviso a metà: prima le ballate acustiche di "Something's
Wrong" e "Red Hot Summer Weekends" (che potrebbero
rientrare nel file alt-country.doc), l'elettricità bagnata
da un rivolo d'ennui di "Judo" e "Jesus & Judah"
dall'altra. Se la cavano bene in entrambi i casi i ragazzi, con architetture
scheletriche che non rinunciano alla melodia e testi a tratti surreali
("Gesù Cristo guida un'auto in direzione del nulla…").
TUF: un nome da appuntare da qualche parte. (01-12-2005) |
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| Mescalina.it, Greetings from
the NE |
Scrivere che hanno un suono semi-acustico
fa pensare ad una forma di cantautorato o di rock addolcito, il che,
oltre che falso, è anche sintomo di pressapochismo.
Mettere come punti di riferimento Motorpsycho e Pearl Jam pone subito
in un’ottica derivativa più o meno post-grunge che è
fuorviante. Allora cosa dire di questi T.U.F.?
Sarebbe facile presentarli come l’ennesimo gruppo emergente,
bravo ma derivativo, con buona capacità ma non ancora maturo.
In parte è così, ma solo in parte, perché i T.U.F.
nascondono qualcosa di loro, qualcosa che qua è appena abbozzato,
una sorta di tensione malata che dà ai loro pezzi un motivo
per sopravvivere, un motivo disperato ma sincero.
Le quattro tracce qua presentate suonano tutt’altro che fresche,
il che è già di per sé una piccola novità:
più che un biglietto da visita, “Greetings from the NE”
arriva come fosse un messaggio d’addio, carico di cordoglio
e anche di una rabbia che, se non si sfoga, non è comunque
disposta ad accettare compromessi.
È un messaggio di qualcuno che non ha avuto la forza o il coraggio
di dire tutto. Forse lo farà più avanti o forse no,
magari non arriverà mai a farlo e sarà meglio così.
R., M. e L. danno l’impressione di conoscere i propri limiti
e di saper usare ciò che hanno a disposizione: al termine di
venti minuti scarsi sembra di aver ascoltato ciò che resta
delle ballate acustiche dei Motorpsycho e dei Pearl Jam, qualcosa
che nemmeno gli stessi Bent Saether ed Eddie Vedder riescono più
a riprodurre.
E difatti nemmeno i T.U.F. le riproducono, piuttosto le lasciano godere
dei loro ultimi singhiozzi moribondi, colmi di nostalgia e di rancore.
Memorabile a questo proposito è l’attacco di “Something’s
wrong”: “There’s something wrong in hell / there’s
something wrong in hell / can’t you see it’s all fucked
up?”.
Sono canzoni che non hanno sollievo quelle dei T.U.F., neanche quando
dei cimbali le trapassano (“Red hot summer weekends”)
o un ritmo appena più marcato le spinge (“Judo”).
C’è un ghigno amaro in più di un passaggio ma
soprattutto nell’inizio di “Jesus & Judah”:
sono queste sfumature a distinguerle da una semplice emulazione di
un suono che si potrebbe far risalire fino a Neil Young.
Pur proponendo solo quattro pezzi, i T.U.F. suonano con una precisione
maniacale che traspare anche dalla cura del booklet, in formato postale,
e del dischetto, in simil-vinile.
L’unico vero neo è la sigla della band, che sta per The
Union Freego, ma che suona come un formaggio raffermo. E se anche
questo facesse parte dello spirito malato dei T.U.F.? |
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| Mescalina.it, recensione live
@ FreeMuzik (BS) |
Quando arriva il turno degli Union
Freego, chi si aspetta di ascoltare un set acustico in linea con i
quattro brani del mini “Greetings form the NE” rimane
spiazzato da un R. che attacca “Something’s wrong”
imbracciando una chitarra elettrica.
L’inizio è confortante perché, a discapito della
perdita alcune sfumature acustiche e di qualche calo di voce, le canzoni
si arricchiscono di spigoli underground e di sbalzi rock già
lampanti nella successiva “A Million Miles”. Ed è
evidente la voglia della band di suonare insieme anche con un rock’n’roll
un po’ cazzone come in “The Ancient Lullaby” che
prima di terminare in un pa-pa-pa vagamente pop è smorzata
da un cavo sciagurato, quasi un segno del destino che frena il divertimento
dei tre.
Gli Union Freego virano verso un rock essenzialmente alternativo i
cui episodi meglio definiti rimangono comunque quelli già pubblicati,
come confermato dalla versione di “Jesus & Judah”
dotata dal vivo di un passo più marcato e di una tensione palpabile
nei suoi colpi. La parte centrale del set soffre di qualche alto e
basso, pur essendo lodevole il tentativo di proporre un gruppo di
ballate acustiche alla Motorpsycho, che confermano comunque un obiettivo
di intensità a cui la band mira sia nel formato acustico che
in quello elettrico.
Il concerto riprende poi quota con “Dead Horse / Silent Movie”
che cresce su delle virate soniche che conludono il set. Amighetti
torna poi sul palco per un cameo vagamente countreggiante, “Please
Tell My Brother” dei Golden Smog, e per una sorprendente cover
di Leonard Cohen, “Who by fire”, che risulta essere la
cosa migliore della serata: invece di eseguirne una versione rallentata
e dolente come ormai in voga, i Freego seguono un passo che li porta
dalle parti dei confini dei Calexico prima di trovare uno sfogo elettrico.
Chiude “Bitter Clouds”, ben costruita su un falso country
e su un canto sfiorato che avrebbe meritato di sancire la definitiva
conclusione invece di lasciar spazio ad un ripetuto finale noise comunque
efficace.
In conclusione si rimane con la certezza di due progetti interessanti,
che, pur essendo alle prime uscite dal vivo, dimostrano di avere le
capacità e, speriamo, le possibilità per crescere e
svilupparsi. |
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| Monocromatica |
«And now for something completely
different! The Union Freego (TUF) is a classic pop/rock band from
the North-East of Italy - hence the title 'Greetings from the NE'
- that plays classic indie-rock, north-american style.
We usually don't release rather obvious music genres or styles, but
TUF seemed a nice twist to a somewhat linear catalogue, and after
some listening we decided to go forward with it. Another recent motive
for releasing this EP comes related with the band leaving electric
instruments behind and focusing on acoustic ones, and also because
one of the original members left the band and was replaced by a new
guy.
Fans of Luna will find TUF their cup-of-tea right after the first
song 'Something's Wrong'. R's vocals have that kind of bittersweet
sounding that goes perfectly with the guitar and drums.
'Judo' is my favorite song. It has a delicious rhythmic section right
from the start, and the lyrics are quite nice too.
There's not much more to be said: Well sung indie-rock played by alpine
italians with a knack for basslines and nice guitar riffs.
18 minutes worth listening to. (...).» - Pedro Leitão |
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| AvantFolk |
| Aunque parezca increíble, The
Union Freego llegan desde Italia. También resulta sorprendente
ver el net label en el que editan este ep, Test Tube. Lo primero,
porque practican un indie-rock de raíz americana casi perfecto,
y lo segundo, porque el excelente sello portugués se había
labrado su reputación en el amplio campo de la electrónica.
Claro, que si todos los caprichos 'rockeros' van a ser como éste,
adelante, por favor.
El disco consta de cuatro perlas bien desarrolladas
(casi cinco minutos por tema), una producción brillante pero
con un punto de crudeza cuando es necesario y un logrado feeling
analógico. Ayuda que, como dicen en la contraportada, el
contenido haya sido grabado en directo en el estudio.
Posiblemente ya saben de que hablamos: indie-rock
con toques de alt-country (Wild Oldham a la altura de 'Joya') y
folk (Red House Painters). Sin embargo, saben decorar los temas
con cierto deje británico cuando es necesario ('Judo'), imprimir
rabia en un punto intermedio entre lo emo y lo grunge (la desgarradora
'Jesus & Judah') o dotar de magia pop a cortes de trasfondo
nada alegre (Sebadoh, Pavement y el lo-fi rock en 'Something wrong'
y 'Red hot summer weekends'). Todo esto y más en Test Tube.
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| LaFresto |
| Drôle de surprise que cette 37e
référence du label portugais Test Tube. Habitué
aux projets électroniques, "expérimentaux",
je ne m'attendais pas à voir débarquer un groupe pop-post-rock.
Le plus étonnant, c'est que The Union Freego est un groupe
italien. Oui, italien, pas chicagoan... Le ton très Pavement
est donné dès le premier morceau Something's wrong.
Ca se gâte un peu par la suite. Cette carte postale du nord-est
de l'Italie a des accents folk, des chatouillis Placebo (pas des plus
passionnants d'ailleurs, mais bon !). Je n'adhère pas complètement,
mais pour la surprise que cette sortie accasionne, ça vaut
quand même le détour. C'est dit ! |
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